Housing Primer. Le forme della residenza nella città contemporanea

BRUNO MELOTTO y ORSiNA SiMONA PiERiNi

Milán: Sant’Arcangelo di Romagna (RN), Maggioli, 2012, 144 págs. Idioma: italiano

laura montedoro

Politecnico di Milano Esta dirección de correo electrónico está siendo protegida contra los robots de spam. Necesita tener JavaScript habilitado para poder verlo.

Ripensare la città a partire dalla casa

 

Ben oltre i monumenti, i grandi edifici pubblici e privati, i landmarks, le nuove cattedrali del commercio, la città è fatta dalla residenza: il tessuto edilizio della città “normale” dà il carattere e la misura dell’esperienza urbana quotidiana.

Tra l’eredità della città ottocentesca costruita per isolati e la dispersione insediativa della bassa densità che interessa ampie regioni metropolitane europee, passando per le sperimentazioni dell’edilizia aperta della città del Novecento, si registrano oggi numerosi e interessanti esplorazioni progettuali sul tema della casa, sia nelle configurazioni morfologiche dei nuovi insediamenti che sulle ibridazioni tipologiche alla scala dell’edificio, rivisitando la tradizione urbana, storica e del moderno.

È su queste esplorazioni che la ricerca raccolta nel volume Housing primer si concentra. Attraverso la schedatura e il ridisegno in scala di 191 casi studio di residenza contemporánea – l’arco temporale va dal 1991, con l’Housing Complex a Fukuoka, di Steven Holl fino ad alcuni esempi del 2010 – e un minuzioso studio degli organismi architettonici, la ricerca ci offre un importante stato dell’arte sulla residenza in Europa, a partire dai valori di urbanità che ciascun edificio, o complesso di edifici, custodisce.

Nelle parole degli autori, Primer è l’«abecedario utilizzato nelle scuole primarie inglesi» ed è anche il «titolo che Alison Smithson diede alla raccolta dei saggi del team 10». E non è casuale l’omaggio al gruppo “eretico” venuto fuori dal X CIAM di Dubrovnik: la ricerca di “un’altra modernità” , che non rinunci alle preziose conquiste dell’eroica stagione del Movimento Moderno tra le due guerre e alla sua ambizione a rispondere a istanze sociali e bisogni individuali, ma che sia capace di rivisitare le esperienze e l’eredità della storia, raccogliendo le sfide della contemporaneità.

Rispetto ad altri numerosi e importanti repertori di recente pubblicazione dedicati alla residenza, Housing primer si distingue per una tassonomia critica organizzata per temi, dove per ciascun esempio analizzato si dimostra come esso risponda ad una delle molte questioni che si pongono oggi al progetto di abitazioni. L’intento è quello di «fornire delle chiavi di lettura per esplorare le perturbazioni in atto» e di riaprire «il capitolo dell’architettura della casa, quale ambito specifico non sostituibile dalle, sia pur rilevanti, questioni legate alla sostenibilità, ai disposti normativi e alle pressioni del mercato immobiliare», come sottolinea Massim Fortis nel breve saggio introduttivo dal titolo Inv arianza e perturbazioni.

I due corposi saggi degli autori propongono invece in modo complementare uno sguardo dall’esterno e dall’interno della casa. In Ve rso un’urbanità diffusa, Orsina Simona Pierini ci offre una lettura critica della produzione recente a partire dalla città e dalla crisi generata da una propensione sempre più spiccata all’autodeterminazione e all’individualismo, rispetto alla necessità di tessere relazioni per l’abitare condiviso. Come ci suggerisce Michel Serres

«per far questo, bisogna descrivere gli spazi che si situano fra cose già individuate, spazi d’interferenza [...] di qui, milioni di connessioni. Fra mi è sempre sembrata, continua a sembrarmi, una preposizione di capitale importanza». Pierini ci accompagna perciò passo passo nell’interpretazione delle diverse idee di città di cui ciascun edificio analizzato è portatore: variazioni sulla scala, disinvoltura tipologica, la scacchiera urbana, nuove soglie urbane, altezza conforme, domesticità esibita sono le “chiavi” di lettura messe in campo.

D’altro canto, Bruno Melotto nel capitolo Linquietudine dell’abitante mette a fuoco il tema de «la città dentro la casa», indagando i modi della relazione tra edificio e ambiente urbano, talora con il riferimento agli usi dei piani terra, più spesso analizzando i modi dell’architettura di risolvere la pregnante relazione. Melotto riconosce in tal senso alcune questioni ricorrenti: il basamento come elemento di mediazione, il corpo di fabbrica e le relazioni interno-esterno, la distribuzione come momento rapprentativo, spazi collettivi e socialità dell’abitare, l’interpretabilità degli spazi della casa, varietà abitativa e compattezza formale.

L’intervento di Carmen Díez Medina –che insieme separa e unisce i due saggi degli autori– propone Appunti dal balcone. Un universo tra casa e modo, dove si mette a tema la polivalenza semantica di questo elemento spesso associato alla casa: è luogo della comunicazione (sociale o intima) tra dentro e fuori ma è anche utilizzato come dispositivo gienista nella declinazione dei razionalisti.

In ultimo, un breve contributo di Caterina Marra sottolinea le potenzialità e l’importanza della sezione quale strumento di analisi dell’architettura, oltre che di controllo per la progettazione.

A dispetto del rigore e della asciuttezza dello stile grafico scelto per rappresentare gli edifici analizzati, il volume propone uno sguardo tutt’altro che neutro, laddove propone invece chiavi interprative dei casi studio che il lettore può utilizzare in modo incrociato e alternativo a quello proposto dagli autori.

Ne è un limpido esempio l’«atlante urbano della residenza» che conclude il libro: 27 tavole in bianco e nero che propongono 4 progetti ciascuna, rappresentati alla scala urbana (1:5.000), in cornici identiche di 8x8 cm.

Un CD ROM con le schede complete dei progetti studiati è allegato al volume; un piccolo tesoro.

Il volume si propone come un utilissimo strumento didattico ma, come si è cercato di dire qui, è assai di più.

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